L’ultimo saluto è stato dato, ci mancherai tanto Marco. Ci mancherà la tua spontaneità, la naturalezza con cui ti esprimevi durante un’intervista, con le tue battute epiche. Ci mancherà la tua grinta in pista, a volte eccessiva, ma sempre ben gradita agli occhi di un appassionato. Un grande, in pista e fuori, nel bene e nel male. Ora però ci hai fregati:, prima ci fai innamorare di te, poi ci abbandoni… Divertiti lassù, hai tantissimi tifosi qua che ti salutano!
Poco da dire, poca voglia di scrivere al riguardo, non mi và. La Rete è già strapiena, non è mia intenzione continuare su questa riga. Il dolore resterà ancora, ma mi sono posto qualche domanda sull’ accaduto.
Volevo esporre delle riflessioni, a proposito della sicurezza. Si è tanto parlato del segno di gomma che Sic aveva nel collo, una parte (purtroppo) piuttosto vulnerabile. Guardando un qualsiasi motociclista imbardato, dal tamarro di periferia ai professionisti, non si può notare come il collo è una parte realmente priva di una protezione. È letteralmente all’aria. Ora, non sappiamo (e sinceramente poco m’interessa saperlo) se il colpo mortale per Simoncelli è stato questo, ma ha comunque messo in risalto come il collo è una parte incredibilmente scoperta. Qualche esempio, vado a memoria. Il neo campione SBK Carlos Checa, una decina di anni fa, cadde durante una sessione di cross, beccandosi l’espansione dello scarico in pieno collo. MotoGP Catalunya 2006, incidente drammatico alla partenza: Macio ne esce miracolosamente indenne, ma anche lui si prese uno pneumatico nel collo. Visibilmente scioccato, prese comunque il via alla seconda ripartenza. Johnny Rea al Miller, stesso discorso.
Ora, nel
cross stesso da qualche anno sono comparse delle protezioni esterne per le vertebre cervicali (
nella seconda foto, il modello Bionic Neck Support SB prodotto da Alpinestars). Con essa si evita che in caso d’incidente la testa compia un’eccessiva rotazione, ma nel caso di impatto diretto nel collo siamo comunque nella stessa situazione di partenza. È comunque un accessorio largamente usato nel cross-enduro, cosi come nel motard e addirittura anche nelle discipline MTB prettamente discesistiche. Nelle moto stradali invece si ha ben poche tracce: l’ingombro di questa protezione è comunque notevole.
Qualcuno, al riguardo della cervicale, può dire che esiste la gobba aerodinamica della tuta, mentre altri invece sostengono che in caso d’incidente può essere addirittura pericolosa. Parola di medici delle corse stradali. Oltre a esso, non esistono protezioni rigide proprio in caso di urto nel collo stesso. Viene difficile immaginare una protezione del genere, senza essere eccessivamente ingombrante, appariscente o scomoda. Ad ogni modo, se non si riesce a immaginarla, non vuol dire che non si possa creare… Magari un qualcosa di “collegato” al cinturino del casco, per evitare, come successo Domenica, che si sfili dalla testa. Prendiamo spunto dalla tragedia del povero Marco, magari un domani una protezione del genere potrà davvero rivelarsi efficace. Per la sicurezza passiva del pilota siamo già a livelli più che eccellenti. Ma non sarà mai abbastanza…
Ciao SIC!!